Nessun imbarazzo a chiedere la doggy bag nei ristoranti

Di , scritto il 06 Ottobre 2011

Con un nome anglofono come doggy bag anche il vecchio cartoccio assume una connotazione chic. Stiamo parlando della pratica sempre più diffusa di chiedere di farsi incartare e portarsi a casa i rimasugli dell pranzo o della cena al ristorante, soprattutto il dessert o la bottiglia di vino, ma anche qualche primo o secondo non interamente consumati.

E’ soprattutto verso la fine del pasto che spesso l’appetito è soddisfatto e la tavola ancora imbandita: mangiare contro voglia non va bene, buttare tutto nella spazzatura (come è obbligatorio per legge) è ancora peggio.

La soluzione migliore è fare un cenno al cameriere e dire “gli avanzi li portiamo via per il cane”, anche se poi il contenuto della doggy bag non è quasi mai per il cane, ma piuttosto per i suoi proprietari. Per salvare le apparenze ci si maschera dietro lo spirito cinofilo, ma la causa è buona e ne vale la pena: gli avanzi sono pagati, ampiamente commestibili, anche a 12-24 ore di distanza. C’è anche chi trova come scuse, più che legittime quelle secondo cui “lo spreco è insopportabile”, oppure “vorremmo gustare in un secondo momento questa delizia della casa” o ancora “così domani evito di cucinare”.

Consolidata da decenni nei paesi anglosassoni, in Italia questo tipo di azione creava qualche disagio fino a non molti anni fa. E per qualcuno è ancora così. Ma dicono le statistiche che circa 4 italiani su 10 non si fanno scrupoli e chiedono di portarsi a casa gli avanzi. In questo senso la crisi ha stimolato lo sdoganamento dell’abitudine, perché lo spreco è un danno economico e ambientale da non sottovalutare, oltre che un’azione immorale.

Anche molti chef pluristellati, con l’appoggio di Slow Food, Legambiente e associazioni per la solidarietà hanno capito che la guerra allo spreco può passare anche per l’affermazione di una moda e così stanno proliferando anche le aziende che forniscono ai ristoranti gli appositi contenitori e sacchetti, con tanto di logo da esporre al pubblico per pubblicizzare l’iniziativa.

Al momento i più attrezzati sono i ristoranti di fascia media, dove l’ambiente informale incoraggia i clienti alla richiesta. Ma non sono pochi anche quelli di fascia alta a seguirne l’esempio, mentre stranamente le trattorie si sono adattate proporzionalmente di meno.



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