Il metodo fonobiologico nella coltivazione delle vigne sembra dare risultati eccellenti

Di , scritto il 06 Marzo 2012

Che le vigne, come ogni altra pianta, debbano essere coltivate con amore, è cosa nota. Ma forse non tutti sanno quanto può essere utile la musica. L’idea è venuta al signor Carlo Cignozzi, titolare di un’azienda vitivinicola di Montalcino, nella splendida Val d’Orcia in Toscana. Che ogni giorno diffonde ininterrottamente tra i filari delle sue vigne arie e sinfonie del sublime compositore austriaco Wolfgang Amadeus Mozart. Ben 800 brani diversi, trasmessi da diffusori resistenti agli agenti atmosferici, sparsi negli 8 ettari di terreno.

E le viti, anche durante il riposo invernale, sembrano gradire moltissimo: crescono prima e meglio. A quanto pare, le frequenze musicali aiutano il metabolismo della pianta: sia l’apparato radicale che l’apparato aereo (fogliare e floreale) subiscono effetti positivi nella crescita. La musica sembra esercitare un effetto repellente su parassiti e predatori. L’uva matura in un minor numero di settimane rispetto alla norma, con un più alto grado zuccherino e una giusta dose di acidità.

L’azienda di Carlo Cignozzi produce ogni anno 45.000 bottiglie di Brunello di Montalcino, il mitico vino potente ed elegante derivato dalle uve del San Giovese. A dispetto degli scettici, il metodo fonobiologico (anche noto come bionosorità) è stato valutato dall’università di Firenze come il più ecosostenibile in assoluto.

Dall’esperienza è anche nato un bel libro, dal titolo L’uomo che sussurra alle vigne.



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