Nucleare versus rinnovabili: l’importanza di essere obiettivi

Di , scritto il 04 Aprile 2011

Se il dibattito sull’opportunità di tornare al nucleare nel nostro paese era già caldo nei mesi passati, dopo i drammatici fatti di Fukushima è più che mai necessaria una serissima riflessione sulle politiche energetiche. Soprattutto se si pensa che il Giappone era un paese che dava le massime garanzie in termini di sicurezza, mentre a questo punto la situazione è palesemente fuori controllo e le future conseguenze del disastro sono assolutamente imponderabili.

Tutti sono d’accordo sul fatto che, al momento, le energie rinnovabili non sono sufficienti da sole a coprire i fabbisogno. Ma urge comunque una riflessione, considerato che negli ultimi decenni la popolazione del globo si è triplicata, mentre consumi energetici sono aumentati di almeno dieci volte. Occorre pensare alle nuove generazioni, che si troveranno sicuramente in emergenza energetica, se i consumi continueranno ad aumentare in maniera esponenziale.

Le cosiddette centrali nucleari di “quarta generazione”, con reattori a fusione e autofertilizzanti, sono ancora in fase di studio. Il premio Nobel Carlo Rubbia crede fortemente nel progetto del “nucleare al torio”, una risorsa assai più sicura del plutonio e dell’uranio, attualmente usati come combustibili nelle centrali nucleari. Ma anche qui, non si tratta di una soluzione immediata.

Anche per chi non è idealmente contrario al nucleare, oggi come oggi scegliere di investire ancora su questo tipo di centrale pone non solo problemi di sicurezza, ma anche di costo: praticamente nessuna banca nessun governo possono permettersi di investire su qualcosa il cui rischio eventuale – come abbiamo visto – non è quantificabile e quindi non è “assicurabile”. A ben guardare, forse il disastro giapponese è il miglior sponsor possibile per le rinnovabili, per quanto viste con ostilità da più parti.

D’altro canto, bisogna capire che cosa sta dietro la resistenza all’adozione di energie rinnovabili: l’utente che si munisce di tecnologie solari ed eoliche, potenzialmente diventa autosufficiente. Ed è dunque la fine del monopolio, con tutti gli interessi economici che ne discendono.

Ultimamente è stata tirata in ballo anche la questione dell’alto costo derivante dagli incentivi per le rinnovabili, che andrebbero a ricaricare le nostre bollette. In realtà, degli incentivi che paghiamo in bolletta, solo la metà è destinato alle energie pulite, il resto è speso per inceneritori, combustione di materiali fossili di raffineria, decommissioning delle vecchie centrali nucleari ecc. Una demonizzazione quasi totalmente ingiustificata, dunque.

Noi non possiamo che auspicare che siano installate sempre più centrali nucleari di “quinta generazione”: pannelli solari sui tetti di casa nostra; quelle in cui il nocciolo del reattore, cioè il sole, sta a 150 milioni di chilometri da noi e non può mettere a rischio la nostra salute in in alcun modo. Si produce energia, si consuma il necessario, il rimanente si mette in rete. Quando finisce la sua vita utile, dopo almeno vent’anni, non produce danni smantellare un impianto solare, almeno se è del tipo riciclabile come lo sono quelli messi in commercio recentemente.

E’ vero: non si può oggi risolvere tutto il problema di produzione di energia elettrica con le rinnovabili. Ma a ben guardare, nel resto del mondo si stanno già facendo passi da gigante: in Spagna, dove il nucleare c’è (e copre il 19% del fabbisogno), per la prima volta nel mese di marzo 2011 l’energia eolica lo ha superato, arrivando a produrre il 21% dell’energia elettrica. Con il resto delle fonti rinnovabili la Spagna arriva al 42%. La Germania, solo con l’impegno e gli investimenti degli ultimissimi anni è già arrivata a produrre il 17% della sua energia in maniera pulita. Il piano energetico australiano prevede che in dieci anni la produzione energetica deriverà al 100% dalle rinnovabili. Sono numeri che parlano chiaro.

Non si può fare tutto con le rinnovabili, ma bisogna mettersi seriamente in cammino, intraprendere la strada. In fondo, anche all’inizio del 900 quando si passò dai cavalli al motore a scoppio c’erano molte persone che guardavano con sospetto la novità. Occorre guardare avanti con ottimismo, con una mentalità da giovani. Cominciare a seminare oggi in investimenti e ricerca, per avere i frutti domani.

 

 

 

 

 



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