Coltivazione del bambù in Italia: i pro e i contro

Di , scritto il 11 Luglio 2017

Il bambù è una pianta che cresce molto rapidamente (si veda la progressione nella foto) e necessita di poche cure. Questo arbusto, originario del continente asiatico, è diventato da qualche tempo nel nostro paese la speranza di molti agricoltori che con le coltivazioni tradizionali non riescono a ottenere ricavi sufficienti. La redditività del bambù è molto elevata (almeno per il momento, quando la concorrenza è ancora limitata), poiché se ne possono vendere sia i germogli (che sono commestibili), sia le canne, dai molteplici utilizzi, in primis quelli per l’industria del mobile e dell’arredamento, ma anche per il settore tessile e quello della cosmesi.

Tra le specie con maggiori potenzialità annoveriamo la Phyllostachye edulis, un bambù gigante selezionato in Cina. Le piantine devono essere piantate nella stagione autunnale e protette con pacciamatura di fieno. Nella primavera successiva cresceranno di 1-2 metri producendo i primi germogli che spuntano dal terreno grazie ai rizomi che si espandono. L’irrigazione può avvenire con impianti a goccia o a spruzzo. Dopo tre anni si possono iniziare a tagliare i germogli (circa il 70% di quelli nuovi), mentre per le canne servono 5 anni (ogni anno se ne può tagliare il 30%).

Quali sono i vantaggi della coltura del bambù? Oltre alla crescita rapida, non sono necessarie cure particolari, soprattutto una volta passati i primi tre anni dall’impianto. Il bambuseto adulto, infatti si pacciama da solo con le foglie secche, ce mantengono l’umidità nel terreno. Le cure da prestare si limitano a irrigazione e concimazione. Inoltre il bambù gigante non ha parassiti naturali e non ha bisogno di agrofarmaci di alcun tipo.

Fin qui i pro della coltivazione del bambù. Quali sono gli svantaggi? Se è vero che la redditività massima si raggiunge intorno all’ottavo anno, occorre calcolare che i primi tre anni sono improduttivi. In secondo luogo non esistono macchinari per la piantumazione o la raccolta del bambù: sia i germogli che le canne devono essere tagliati a mano. Il bambù gigante risulta inoltre un pianta difficile da estirpare, nel senso che rizomi continuano a gettare polloni e tendono ad espandersi nei terreni vicini. Per ovviare all’inconveniente occorre un fosso intorno al campo profondo dai 60 agli 80 centimetri. Quando si vuole cambiare la coltura sul proprio campo sarà necessario preventivare una lotta con i rizomi, che si effettua tagliando tutte le canne e i germogli a ogni primavera finché i rizomi non muoiono. Tutto deve essere distrutto meccanicamente e occorre impiegare grosse quantità di disseccante.



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