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Sfatiamo qualche pregiudizio sul calcare nell’acqua del rubinetto

04 Giugno 2012 alle 08:42 scritto da Daniele Grattieri

acqua del rubinetto calcare 300x214 Sfatiamo qualche pregiudizio sul calcare nellacqua del rubinettoChe cos’è quello che comunemente chiamiamo calcare dell’acqua? Nient’altro se non carbonato di calcio o carbonato di magnesio, un componente assolutamente naturale di cui si arricchisce l’acqua che poi arriva mediante le tubazioni ai rubinetti delle nostre case.

Nonostante le credenze popolari, bere acqua “dura”, ovvero ricca di calcare non porta alla formazione di calcoli renali, che sono costituiti da una molecola diversa, l’ossalato di calcio. Anzi, bere acque ricche di carbonato di calcio fa bene all’apparato osseo e cardiocircolatorio. Quello che i medici raccomandano per evitare la formazione di calcoli è bere molta acqua durante tutto il corso della giornata.

Che l’acqua minerale acquistata in bottiglia sia migliore di quella di rete (nel senso di “meno dura”) non è necessariamente vero. Tutto dipende dal suo residuo fisso a 180 °C, che la fa classificare in minimamente mineralizzata (tra 20 e 50 mg/l), oligominerale (tra 50 e 500 mg/l), medio-minerale (501 e 1.500 mg/l) e ricca di sali minerali (oltre i 1500 mg/l). La maggior parte delle acque di rubinetto in Italia sono oligominerali, quindi meno dure di alcune acque in bottiglia – come si può sempre individuare dall’etichetta. Caso mai, l’acqua di rete può non piacere per il gusto, ma questo è un discorso diverso rispetto a quello della durezza. La quantità di calcare può essere eventualmente diminuito con l’utilizzo di caraffe munite di filtri costituite da un misto con resine a scambio ionico e carboni attivi, che insieme lavorano su parti diverse dell’acqua e ne abbassano notevolmente la durezza.

Si tenga presente che il calore facilita la precipitazione del carbonato di calcio: lo notiamo quando facciamo bollire l’acqua per il tè o per la pasta e si forma un deposito ben visibile sulla casseruola. Il problema del calcare è stato evidenziato anche dall’introduzione dei rubinetti monocomando (i cosiddetti miscelatori), in cui è facile ottenere acqua calda. I loro frangigetto, che da un lato ci aiutano consumare meno acqua, dall’altro si riempiono facilmente di calcare e si intasano.

A differenza del nostro metabolismo, gli elettrodomestici non hanno bisogno di calcare.  Che la temperatura sia un fattore cruciale per la formazione del calcare è evidente anche nelle serpentine degli scaldabagno elettrici e delle lavatrici: queste si coprono facilmente di calcare, il che le rende meno efficienti, perché servirà maggiore quantità di energia elettrica per scaldare l’acqua.

Come eliminare il calcare da utensili, sanitari e lavatrici? Gli anticalcari in generale non sono molto “amici dell’ambiente” . Lo stesso aceto, che pure è un rimedio naturale, ha un certo peso sull’ambiente nella produzione industriale. Il rimedio più consigliabile in assoluto è l’acido citrico, ovvero il succo di limone secco. Del tutto naturale, dal costo irrisorio, con un buon profumo (diverso da quello del limone) e otto volte meno inquinante dell’acido acetico. L’acido citrico puro (che, quando è  utilizzato in cucina, è spesso indicato con il codice di additivo, E330) si acquista nei negozi di enologia, in farmacia oppure online – 100 grammi costano pochi euro.

Pur trattandosi di prodotti naturali, quando maneggiamo aceto o acido citrico, conviene sempre indossare dei guanti perché la nostra pelle non ama i pH così bassi. Per pulire i filtri dei rubinetti, si può sciogliere un cucchiaino di acido citrico in acqua e immergervi le parti metalliche, lasciando che l’effervescenza agisca durante la notte, sciogliendo completamente il calcare.



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